I partecipanti al progetto CREW: come pesci nell'acquario

Giovedì 18 Agosto 2016

Matilde Leonardi dell’Istituto Besta di Milano, dell’Advisory Board del progetto CREW, ha usato il paragone dei pesci nell’acquario per descrivere i partecipanti allo Spazio di Co-produzione della conoscenza, all’interno del quale sono poi stati individuati i cinque gruppi di lavoro dei Laboratori.


Pesci di specie diverse, potenzialmente confliggenti, inseriti in un ambiente “controllato e favorevole”, sono chiamati a cooperare per raggiungere gli obiettivi di progetto, ovvero l’individuazione di dispositivi per la ri-abilitazione e il benessere di persone con disabilità, utilizzando e sistematizzando informazioni, tecnologie o esiti di ricerca già disponibili.

La fase di identificazione dei partecipanti al progetto, dei pesci da mettere nell’acquario, si è sviluppata in seguito alla definizione delle aree di intervento (link all’articolo sport, disabilità etc), a cui si è giunti attraverso una ricerca qualitativa.

I ricercatori di Triwù hanno realizzato interviste formali, strutturate, che hanno coinvolto una quarantina di persone informate dei fatti, e colloqui informali, nati da conoscenze, incontri fortuiti e coincidenze, che pur non avendo pretesa di esaustività/scientificità hanno contribuito a tratteggiare il tema e a definirne i confini. Alcune persone, per collocazione professionale o istituzionale, erano portatrici di una visione “trasversale” sul tema, altre agivano in un’area specifica, scelta perché considerata per gli obiettivi generali del progetto “promettente”.

Il primo nucleo di intervistati – donne e uomini – sono stati scelti tra persone note all’Area di Ricerca di Fondazione Cariplo, poi, con il metodo della “palla di neve” si è allargato il campo, anche seguendo le indicazioni più ricorrenti nelle interviste. Durante le interviste, tutte registrate, è stata usata una traccia, lasciando però aperta la possibilità agli intervistati di approfondire temi e problemi di interesse. Dopo aver presentato il ruolo di Fondazione Cariplo e il progetto nelle sue linee generali, le domande riguardavano:

  • la metodologia della coprogettazione: efficacia, valore aggiunto, criticità, esperienze in merito, suggerimenti;
  • le aree di intervento del progetto: stato dell’arte, problemi aperti, spazi di evoluzione e miglioramento, efficacia di un approccio di coprogettazione per la ricerca di soluzioni;
  • gli attori potenzialmente coinvolgibili, per competenza, esperienze, disponibilità;
  • le condizioni alle quali l’intervistato avrebbe potuto partecipare al progetto e le attese riguardo ai risultati di progetto e ai possibili sviluppi.


Esiti della ricerca sono stati una panoramica sulle aree d’intervento (dati, dimensione del problema, opportunità, margini di miglioramento, ruolo della ricerca e delle tecnologie per ri-abilitazione e benessere,…), un sostanziale apprezzamento del metodo della coprogettazione, un dato sulla limitatissima (se non nulla) diffusione di esperienze consimili. È emersa anche una generale consapevolezza sulla difficoltà della sfida progettuale, vissuta però come una opportunità. Abbiamo avuto conferma sulla necessità di una facilitazione, sia in termini di comunicazione interna al progetto e di allestimento di strumenti di condivisione, sia nella conduzione dei gruppi.
Molti intervistati hanno sottolineato il ruolo super partes di Fondazione Cariplo, in grado di fare ordine e cultura, riguardo alle modalità di fare riabilitazione – abilitazione, garante che la condivisione dei saperi, delle informazioni, delle idee avrebbe costituito una risorsa di progetto, di cui nessuno doveva trarre un vantaggio individuale.

Il nutrito elenco di potenziali pesci frutto di questo lavoro è stato successivamente selezionato, in collaborazione con Fondazione Cariplo e con l’Advisory Board, in base a:

  • criteri relativi alla conduzione e facilitazione dei gruppi: bilanciamento dei gruppi rispetto alle cinque categorie di stakeholder (clinica e ricerca, educazione, società civile, policy maker, mondo delle imprese), alla distribuzione territoriale, al genere;
  • criteri oggettivi: valutazione delle competenze professionali, eccellenza dell’ente di appartenenza;
  • criteri soggettivi: interesse dimostrato alla partecipazione al progetto, disponibilità di tempo, rete di relazioni, esperienze di coprogettazione o di collaborazione.

Praticamente tutte le persone, a cui è stato chiesto di partecipare al progetto, hanno accettato. Per completare i gruppi di lavoro sono state individuate poi altre figure professionali, in linea con i criteri prefissati, alle quali è stata offerta la possibilità di partecipare al progetto. Ad alcuni intervistati – donne e uomini – è stato chiesto di entrare nello Spazio di co-produzione della conoscenza, per portare le loro competenze trasversali a tutti i Laboratori e supportare all’occorrenza le attività dei gruppi

L’acquario è pronto, i pesci sono stati scelti.