Robot per la salute

Venerdì 03 Novembre 2017

La due giorni allo Spazio MIL di Sesto San Giovanni, dedicata alla ridefinizione di “corpo” - umano e non -, è stata un match utile e interessante tra ricerca e mondo del lavoro, sui temi della robotica applicata alle biotecnologie, verso un corpo “multimediale”.


Tra le ricerche e le applicazioni presentate, la redazione di Triwù ne ha selezionate alcune, e ha intervistato ricercatori e ricercatrici, startupper, tecnici.

 

HeartWatch è una startup nata tra le aule del Politecnico di Milano, grazie all’idea di Guido Magrin e Luca Lozzia e Roberto Salamina.
Supportata da un team di advisor scientifici, HeartWatch offre a tutti i pazienti (specialmente quelli più anziani) l’opportunità di monitorare con facilità e precisione la propria salute cardiaca. “Semplicemente” osservando per pochi secondi il volto di una persona e cogliendo i micro cambiamenti cromatici impercettibili all’occhio umano, probabili segnali di future patologie cardiache che, in questo modo, possono essere scoperte e curate in anticipo.
Vai all’intervista

 

MoveCare è un progetto finanziato nell’ambito di Horizon2020, per lo sviluppo di una piattaforma robotica integrata a un sistema domotico basato su “oggetti intelligenti”. Lo scopo è monitorare l’andamento della vita quotidiana dell’anziano autonomo, nell’ambiente domestico, con un sistema non invasivo, customizzabile, e implementabile in base alle esigenze della situazione.

Vai all’intervista

 

Progetto Medtronic

La Scuola Politecnica di Losanna (EPFL), centro di ricerca di eccellenza internazionale, lavora da mesi a un progetto molto ambizioso: restituire la vista ai non vedenti. Un progetto ancora in fase di sperimentazione, ma che nell’arco di cinque anni dovrebbe dare i suoi sperati frutti. In sintesi si pensa di utilizzare la luce per fornire energia ad una speciale lente, una protesi molto avanzata che capta i segnali e li trasmette alla retina. Ne parla Diego Ghezzi, responsabile del progetto.

Vai all'intervista

 

SensArs e Smania
Dalla collaborazione di due giovani realtà è nato un progetto per protesi innovative. Sfruttando sensori e impulsi elettrici, la persona che ha subito l'amputazione adi un braccio o di una gamba può continuare ad avere le sensazioni che provava prima dell'amputazione. Con effetti positivi sulla riabilitazione e sull'apprendimento all'uso delle protesi.

Vai all'intervista

 

Tompoma è una stampella innovativa, nei materiali, nel design, nei colori, nelle finiture. E’ stata progettata, sviluppata e poi portata al mercato da Elisabetta Garoni e Renato Brignone, che ha indossato stampelle sin da piccolo. Sportivo, amante del trekking e della montagna, ha ideato Tompoma per supplire alle molte carenze delle stampelle già disponibili, dalla rumorosità al peso, dalla scarsa resistenza al brutto design: la “sua” stampella è regolabile al millimetro, è rifinita in pelle per evitare calli e vesciche, è accessoriabile per sciare. Inoltre è sicura perché ha una forma molto innovativa: camminando, quando si carica il massimo del peso, l’angolo della stampella sul terreno è di 90°, il massimo della sicurezza.

Vai all'intervista

 

Nell'immagine, Neil Harbisson, giovane artista inglese di 34 anni, affetto da acromatopsia. Nel 2004, il suo lavoro al progetto eyeborg si è concretizzato. Da allora, una telecamera montata sulla sua testa converte i colori che recepisce in vibrazioni e quindi in suoni, secondo un algoritmo che associa colori ad alta frequenza a suoni con frequenza più alta e viceversa. Nel 2009, con l'evoluzione del progetto, il dispositivo riesce a fargli ascoltare i colori infrarossi ed ultravioletti, quindi non visibili con le sole facoltà umane.

 

 

 

TAG: