Nessuno può volare

Lunedì 12 Agosto 2019

 Nel libro di Simonetta Agnello Hornby troviamo il punto di vista del figlio George, affetto da sclerosi multipla, sulle barriere architettoniche e sui dispositivi per favorire l’autonomia. Il libro, del 2017, è un racconto autobiografico di Simonetta Agnello Hornby sul rapporto suo e della sua famiglia con la disabilità e con le persone che hanno una disabilità.

 

Attraverso una serie di ritratti affettuosi si incontra Ninì, sordomuta, la bambinaia Giuliana, zoppa, il padre con una gamba malata, e la zia Rosina, cleptomane – quando l’argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché non si deve imbarazzare…

 

Ma il vero protagonista è il figlio George: “Come noi non possiamo volare, così George non avrebbe più potuto camminare: questo non gli avrebbe impedito di godersi la vita in altri modi. Nella vita c’è di più del volare, e forse anche del camminare. Lo avremmo trovato, quel di più”.

Lo stesso proposito quotidiano arriva anche da George, la cui voce si alterna a quella della madre come un controcanto ironico ma deciso nel raccontare i tanti ostacoli, e forse qualche vantaggio, di chi si muove in carrozzella.

 

Simonetta e George intraprendono un viaggio da Londra alla Sicilia, accompagnati da una troupe, per produrre un docu-film per laeffe, che affianca il libro.

 

Una citazione tratta dalla parte “Un viaggiatore intrepido”, capitolo 25 “il coming out”, affronta il tema degli ausili.

 

La narrazione è di George: «Quando mi sono deciso a prendere la prima carrozzella elettrica, ho scoperto dentro di me lo stesso appassionato di motori che in genere cercavo di evitare in società. Il classico tipo che, dopo i convenevoli di rito, chiede “e tu cos’hai in scuderia?” (riferendosi ad un ipotetico garage), per poi confrontare la nostra macchina familiare con il suo razzo lucido e potente.

Avventurarsi nel campo degli “ausili per la mobilità”, però, è meno divertente. Sembra che tutti, dalla sedia a rotelle al bastone da passeggio, vengano studiati per smorzare qualsiasi entusiasmo in chi li usa.

I tubi di alluminio e plastica grigia sono gli elementi preferiti dei designer del settore: pur con tutta la buona volontà, unire funzionalità e gradevolezza è un obiettivo assai ambizioso. Con poche eccezioni, questi ausili sembrano fuori posto in qualunque luogo diverso da un ospedale, tanto che per strada diventano una sorta di segnale luminoso che delinea una barriera ben visibile tra il disabile e l’inclusione sociale.

Quando mi sono rassegnato ad usare il bastone, e poi la sedia a rotelle, mi sono impegnato a fondo per trovare un buon equilibrio tra estetica e praticità, ma purtroppo i miei sforzi sono stati vani.»  

 

Qui una presentazione del libro e del progetto