Digital Health, le ultime frontiere dell’innovazione per la salute

Lunedì 18 Marzo 2019

John Nosta, influencer dell’innovazione in ambito salute, ha aperto  l’incontro del 13 marzo dedicato al tema dalla rivista Wired a Milano. Pubblichiamo l’articolo di sintesi a cura della redazione del sito Open Innovation di Regione Lombardia.

Alla scoperta di pillole digitali, esoscheletri riabilitativi, telemedicina e tendenze


Robot, telemedicina, machine learning per l’interpretazione dell’enorme mole di dati a disposizione ormai anche per un singolo paziente. E poi esoscheletri per il training di pazienti vittime di incidenti stradali, circuiti elettronici commestibili, arti artificiali, data scientists e ingeneri statistici come nuovi alleati dei medici in terapia intensiva.

 

Benvenuti nel futuro - e in parte già nel presente - del Digital Health, uno dei settori a maggior tasso di innovazione e uno di quelli destinati a crescere di più nei prossimi anni: complici l’allungamento medio della vita che si accompagna però a tutta una serie di patologie croniche.


Parola di John Nosta, vero e proprio influencer dell’innovazione in ambito salute, chiamato ad aprire l’evento del 13 marzo dedicato al tema dalla rivista Wired a Milano. Un appuntamento con centri di ricerca come Humanitas, partner scientifico dell’iniziativa, o l’Istituto Italiano di Tecnologia, che qui porta le protesi realizzate d’intesa con l’INAIL e il progetto di circuiti edibili - e imprese attive in questa nuova frontiera dell’industria della salute: giunto alla seconda edizione, quest’anno Wired Health apre di fatto la Milano Digital Week.


Le tendenze che cambieranno il settore salute
L’‘impronta’ la dà appunto uno strategic advisor come Nosta, quando descrive quello attuale come un momento storico di vera e propria rottura, proprio per i cambiamenti esponenziali a cui porteranno le nuove tecnologie nella cura.  Non senza fasi di “delusione”, inevitabili quando si parla di mutamenti radicali.
Ed ecco le tendenze individuate da Nosta: interventi che si spostano sempre più verso la prevenzione per arrivare - ad esempio - a poter diagnosticare un tumore in fase precoce con la stessa facilità con cui si effettua un test di gravidanza; l’uso di apparecchiature sempre più piccole; il ricorso alle enormi capacità di calcolo dei computer, come quelle del Watson di Ibm, in grado di leggere mezzo milione di documenti clinici in 15 secondi.
Ma soprattutto, Nosta invita a mettere a fuoco quello che sarà sempre più il paradigma della ricerca medica innovativa: la collaboratory Innovation, capace di mettere insieme il giusto mix di competenze necessario ad attivare le innovazioni di cui andremo in cerca. Un paradigma in cui dalla pianificazione si passa alla sperimentazione, e, si auspica, dai profitti agli obiettivi.


Le nuove frontiere della ricerca
La collaborazione tra settori diversi sembra essere in effetti la chiave di lettura di questa giornata. Il professor Alberto Mantovani, immunologo di fama (e già presidente della giuria del Premio “Lombardia è ricerca” di Regione Lombardia) di Humanitas racconta come un approccio computazionale sta ridisegnando la geografia del corpo umano con l’esplorazione delle singole cellule del sistema immunitario, e come si lavora perché l’approccio computazionale integrato con genomica e immunologia possa portare alla messa a punto di nuovi vaccini, anche contro il cancro.


Il circuito? Si può ‘mangiare’
Su un altro fronte, il laboratorio di Printed and Molecular Electronics al Centro IIT di Milano collabora con diversi istituti a livello internazionale per arrivare a una robotica edibile, anticipata già oggi da circuiti stampati con inchiostri e su supporti commestibili: direttamente su capsule che così possono essere ‘lette’ e attivate a distanza, ma anche su alimenti su cui vengono fissati grazie a tattoo cartacei. Una frontiera che apre nuove prospettive per la diagnostica - grazie a device ingeribili -,  per le terapia, attraverso un drug delivery controllato, ma anche per la tracciabilità degli alimenti.


Un wearable per l’autocontrollo del diabete
Novità e prototipi si alternano tra il palco della spazio BASE, sede dell’evento, e l’ala riservata alle imprese. Tra i wearable spiccano quello per la riabilitazione dei pazienti anziani con malattie neurodegenerative e quello per diabetici.

Un dispositivo indossabile sul braccio, già molto diffuso negli USA e che promette di rivoluzionare la vita dei 425 milioni di malati di diabete che oggi si contano nel mondo, cifra destinata a salire fino ai 642 milioni stimati al 2040. Al tradizionale monitoraggio del glucosio tramite una goccia di sangue, fastidioso e costoso, sostituisce una scansione dei dati del device grazie al proprio smartphone. Una semplificazione che, tra chi l’ha adottata, ha aumentato in modo esponenziale la frequenza del monitoraggio: consigliato almeno 4 volte al giorno, nella pratica viene effettuato dai pazienti 1,6 volte - con maggiori difficoltà di notte e per i bambini - mentre il dispositivo wearable ha fatto registrare almeno 13 misurazioni al giorno. Senza costi né dolore.


L’esoscheletro per le vittime di incidenti stradali
Ma a emozionare di più è il “passo avanti” di Antonio Spica, che sale sul palco abbandonando la sua carrozzina grazie a uno speciale esoscheletro robotico per persone con lesioni spinali sperimentato nel centro ReWalk di Roma con la Fondazione ANIA. Per lui, vittima di un incidente in moto, questa tecnologia ha significato poter di nuovo alzarsi in piedi e camminare. Un aiuto prezioso a livello psicologico, spiega, per migliorare la circolazione e la massa muscolare, la propria autonomia e anche - sottolinea - la percezione limitata che ancora oggi si ha della disabilità come ‘malattia’.


Redazione di Open Innovation