V Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità - parte seconda

Lunedì 17 Ottobre 2016

In questo secondo articolo sui lavori della V Conferenza, abbiamo intervistato Gabriele Gamberi di ASPHI. Fondazione ASPHI onlus dal 1979 ha l'obiettivo di promuovere l’inclusione delle persone con disabilità nella scuola, nel lavoro e nella società attraverso l’ICT e partecipa al progetto CREW.

 

L’ Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, istituito dalla legge n. 18 del 3 marzo 2009 di ratifica ed esecuzione della Convenzione ONU sulla disabilità, rientra nell'ambito del c.d. "meccanismo di coordinamento" che gli Stati parti hanno l'obbligo di designare al fine di promuovere e monitorare l'attuazione della Convenzione. All’Osservatorio partecipano una cinquantina di rappresentanti delle Associazioni, delle Istituzioni e degli organismi tecnici più rilevanti del nostro Paese. L’Osservatorio si amplifica nelle proprie azioni  con l’organizzazione di gruppi di lavoro (8 in tutto) che hanno il compito di approfondire particolari tematiche.  Nell'ambito dell'Osservatorio è poi istituito un Comitato tecnico scientifico con finalità di analisi e di indirizzo scientifico.


Abbiamo intervistato Gabriele Gamberi, che nella sua attività professionale opera nella Fondazione ASPHI Onlus; ha  ricevuto l’incarico di rappresentare nell’Osservatorio nazionale la Rete dei Centri italiani di riferimento nel settore degli ausili informatici ed elettronici per disabili - Gruppo di Lavoro Interregionale (GLIC); durante questo incarico ha inoltre partecipato alle attività del Gruppo per L’inclusione lavorativa e la protezione sociale.


Le osservazioni di Gamberi riguardo ai lavoro della V Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità che ha proposto il II° Programma di azione di politiche per la disabilità, sono frutto di un lavoro che ha avuto inizio già nel 2013, condiviso con la comunità professionale di riferimento, ossia le figure specialistiche che si occupano di Tecnologia Assistiva: “L’esperienza dell’Osservatorio è stata una grande opportunità di crescita professionale personale e ho constatato una rinnovata attenzione sui temi della disabilità da parte delle Istituzioni. Non sono mancate alcune criticità, per esempio non tutti i partecipanti all’Osservatorio sono stati in grado di svolgere la prevista azione di collegamento con le comunità di riferimento e questo non ha favorito la valorizzazione e l’informazione di ciò che l’Osservatorio ha prodotto durante il proprio mandato.
Riguardo al Programma di Azione precedente approvato durante la IV Conferenza Nazionale (che si svolse a Bologna nel 2013) e assunto successivamente con Decreto Presidenziale, bisogna constatare che in gran parte non si è realizzato, anche se tale piano prevedeva azioni e nuove norme senza oneri aggiuntivi al nostro Paese.
Le politiche per l’inclusione lavorativa che abbiamo trovato nel II Programma di azione, risentono della situazione in divenire sulle competenze e sul ruolo dei Centri per l’impiego, prima provinciali e ora non ancora del tutto inquadrati rispetto alla nuova cornice istituzionale costituita dalla nuova agenzia nazionale ANPAL".


Secondo Gamberi  “Si sconta probabilmente la carenza di un forte riferimento culturale entro il quale dovranno collocarsi le Linee Guida, per il funzionamento dei Centri per l’impiego previste dal Decreto N. 151. I dati caratteristici relativi al fenomeno del lavoro per le persone con disabilità sono molto carenti: 750.000 persone sono iscritte alle Liste per il collocamento obbligatorio (Legge 68/99), ma questo dato non è aggiornato con informazioni su quanti hanno trovato lavoro, hanno smesso di cercarlo o sono iscritti alle liste per altri motivi e finalità. I risultati del collocamento sono in linea con quanto avviene in Europa: solo il 16% delle persone trova lavoro attraverso i Centri per l’impiego (il restante in altro modo), ogni anno sono collocate 25.000 persone con disabilità. Bisogna dire che i Centri per l’Impiego italiani, anche se apparentemente non così efficaci, scontano rispetto alle strutture analoghe europee un numero di addetti e personale molto più ridotto.


Il problema è che manca un collocamento mirato “virtuoso”: infatti il 50% degli assunti dopo un anno è di nuovo alla ricerca di un lavoro.  Il sistema non è ancora armonico, esistono le Agenzie per il Lavoro e i Centri di Formazione, invece non sono diffusi enti intermedi che conoscano le esigenze del territorio, delle aziende, dei lavoratori, e possano agire stabilmente modificando anche la cultura in azienda. Mancano anche le figure professionali che possano favorire l’inserimento lavorativo, la mediazione tra lavoratore e azienda, l’accompagnamento in azienda”.


Gamberi sottolinea come la Legge 68/99 sia in sé una legge avanzata, ma come spesso accade, è carente nell’applicazione: la figura che in azienda possa avere un ruolo di coordinamento non è riconosciuta professionalmente e il disability manager è un ruolo che si sta creando, non ancora diffuso e riconosciuto.

 

Durante la V Conferenza di Firenze si è anche affrontato il tema del Nomenclatore Tariffario degli Ausili, che è da anni in attesa di riforma. Il nuovo nomenclatore – quando sarà approvato – conterrà almeno 40 nuovi prodotti di Tecnologia Assistiva, ma non esiste una figura intermedia tra il medico “prescrittore” e la persona con disabilità, con competenze tali da orientare alla scelta degli ausili. Il Centro ausili in pratica svolge una funzione non ancora riconosciuta a livello nazionale, ma indispensabile per aiutare la persona ad orientarsi tra le soluzioni possibili.

 

Altri temi emersi sono quelli che riguardano il “Dopo di noi” e il cohousing sociale: le risorse ci sarebbero, ma molte associazioni hanno sottolineato la mancanza di autodeterminazione della persona con disabilità, criticando così le Linee Guida. Questi temi rispecchiano il lavoro delle Associazioni dei disabili e del Parlamento  fatti negli ultimi anni, ma nel corso della Conferenza sono emersi i “pezzi mancanti” e le contraddizioni, che impediscono di rendere più concreta l’applicazione delle leggi.  


“Sempre per tornare all’inclusione lavorativa” continua Gamberi “è evidente la contraddittorietà della misura dell’esonero riconosciuto alle aziende che ne richiedono di poter usufruire in quanto documentano l’impossibilità di ospitare al lavoro una persona con disabilità. Gli importi che le aziende versano per l’esonero vanno ad alimentare i fondi regionali per le politiche attive che successivamente saranno destinate ad aumentare la possibilità di assunzione degli iscritti alle liste. Questo potrebbe “suggerire” ai Centri per l’Impiego e a chi li dirige, di raccogliere il più possibile esoneri per incrementare la dotazione economica del fondo. Però, ogni esonero autorizzato è di fatto un posto in meno di lavoro”.


Per tornare però ai lavori della V Conferenza, Gamberi in positivo sottolinea un clima di grande attenzione e interesse per le politiche per la disabilità: “E’ interessante ad esempio la partecipazione di persone, enti e associazioni che rappresentano un terzo polo, che si colloca tra le associazioni con un mandato di rappresentanza dei diritti delle persone con disabilità e le associazioni che tutelano le persone con specifiche disabilità: a questo terzo polo appartengono persone che si collocano in modo professionale rispetto al tema della disabilità, sottolineando l’esigenza di nuovi ruoli, funzioni e figure professionali che possano agire per il cambiamento della situazione esistente. Non si tratta solo di clinici, ma di altre figure che operano anche nel sociale. La disabilità deve uscire dalla medicalizzazione, per sperimentare un approccio diverso, motore di cambiamento culturale. Anche in questo settore bisogna “costruire ponti”, superando la difesa del ruolo, la separatezza tra le diverse figure. E’ necessario cambiare atteggiamento, e anche l’Osservatorio può contribuire a questo: le competenze ci sono, le risorse e le leggi anche. Si può fare …”.